

33. Le interpretazioni classiche.

Da: B. Croce, Per la nuova vita dell'Italia. Scritti e discorsi
1943-1944, R. Ricciardi, Napoli, 1944; P. Gobetti, La rivoluzione
liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia, Einaudi, Torino,
1969; M. H. Dobb, Economia politica e capitalismo, Boringhieri,
Torino, 1950.

Fino agli anni Sessanta il dibattito storiografico sul fascismo si
 incentrato su tre interpretazioni classiche. Largo consenso,
soprattutto negli ambienti culturali vicini all'idealismo
filosofico e al liberalismo politico, riscosse inizialmente la
tesi di Benedetto Croce, il quale defin il fascismo come una
malattia morale, una parentesi nel corpo sostanzialmente sano
dell'Italia; negando che esso fosse la continuazione e tanto meno
la conseguenza del vecchio stato liberale, egli afferm che il
fenomeno fascista fu uno smarrimento di coscienza, una
depressione civile e una ubriacatura, prodotta dalla guerra.
Studiosi di diverso orientamento, prevalentamente radicale,
sostennero, al contrario, non solo la continuit tra il periodo
fascista e le precedenti fasi storiche, ma individuarono in queste
i germi di quello. La terza interpretazione  quella di
orientamento marxista che considera il fascismo come un prodotto
del capitalismo e una reazione antiproletaria. Riportiamo di
seguito alcuni brevi passi esemplificativi delle tre diverse
interpretazioni. Il primo  di Benedetto Croce. Il secondo  di
Piero Gobetti, letterato e politico liberale impegnato nella lotta
contro il fascismo, che gi nel 1924 considerava il regime come
una conseguenza di caratteristiche presenti da tempo nello stato e
nella societ italiana. La tesi di orientamento marxista  esposta
in modo chiaro nel terzo passo, tratto da un'opera dell'economista
inglese Maurice Herbert Dobb.

La dittatura di Mussolini e dei suoi armati non fu propriamente
una storia italiana ma estranea alle intime aspirazioni di questo
popolo, abbagliato da una luce ingannatrice, una frattura rispetto
alla tradizione del Risorgimento. Il fascismo non fu il frutto di
una necessit generale ma di una banda di avventurieri, priva di
radici nel passato, un cattivo sogno dileguatosi al primo raggio
di luce. Dopo la guerra del 1914-'18, essendo la fede politica e
morale nella civilt umana mortificata, depressa e dispersa, fu
possibile a Mussolini, uomo privo ed incapace di ogni fede e
pronto ad accettarle l'una dopo l'altra o ad abbracciarle tutte
insieme mescolandole, mosso dall'unico impulso della sua brama di
dominio e dall'orgia, che si riprometteva, di prepotenza e sfoghi
di ogni sorta, e innanzi tutto dalla sua sconfinata vanit,
raccoglier attorno a s una banda di similmente disposti
avventurieri, e profittare dei contrasti e delle debolezze che
erano nel popolo italiano, nei suoi ceti dirigenti e nei suoi
governi, e della confusione nei concetti e della stanchezza
generale, per afferrare la macchina dello Stato, attaccarvisi
ingannando con dichiarazioni e proteste menzognere e manovrarla ai
propri fini.

Il fascismo ha avuto almeno questo merito: di offrire la sintesi,
spinta alle ultime interferenze, delle storiche malattie italiane:
retorica, cortigianeria, demagogismo, trasformismo. Combattere il
fascismo deve voler dire rifare la nostra formazione spirituale,
lavorare per le nuove lites e per la nuova rivoluzione. Il
fascismo  legittimo erede della democrazia italiana eternamente
ministeriale e conciliante, paurosa delle libere iniziative
popolari, oligarchica, parassitaria, paternalistica: Vittorio
Emanuele Orlando e Enrico De Nicola erano nel listone con pieno
diritto in perfetta parit di spirito. .
Quando l'opposizione parla di democrazia e di liberalismo deve
sapere che lavora per il futuro, contro corrente; deve sapere che
il fascismo  il governo che si merita un'Italia di disoccupati e
di parassiti ancora lontana dalle moderne forme di convivenza
democratiche e liberali, e che per combatterlo bisogna lavorare
per una rivoluzione integrale, dell'economia come delle coscienze.

La funzione storica del fascismo  duplice. Per prima, quella di
rompere e disperdere le organizzazioni indipendenti della classe
lavoratrice, e di farlo nell'interesse della classe media o
dell'uomo della strada, ma in definitiva nell'interesse del
grande capitale. In secondo luogo, quella di organizzare la
nazione sia spiritualmente, attraverso un'intensa propaganda, sia
praticamente, con la preparazione militare e una centralizzazione
autoritaria, per un'ambiziosa campagna di espansione territoriale
[...]. Il fascismo  il figlio di un tipo speciale di crisi: cio,
una crisi del capitalismo monopolistico, traente la sua gravit
dal fatto che il sistema si trova la strada sbarrata, sia per lo
sviluppo estensivo, che per uno sviluppo pi intensivo del campo
di sfruttamento. Per spezzare questi limiti, nuove e straordinarie
misure di dittatura politica vengono inevitabilmente all'ordine
del giorno. Se si dovessero riassumere in breve i presupposti
storici del fascismo, si potrebbe parlare di tre fattori
dominanti: la sfiducia del capitale di trovare una soluzione
normale per le difficolt create dalla limitazione del campo di
investimento; una considerevole e disagiata classe media, ovvero
elementi declassati che, in assenza di un altro punto di
orientamento, sono maturi per essere conquistati al credo
fascista; e una classe lavoratrice abbastanza privilegiata e
abbastanza forte per resistere a una normale pressione sul suo
tenore di vita, ma sufficientemente disunita e priva di coscienza
di classe (almeno nella sua direzione politica) per essere
politicamente debole nell'affermare la sua forza e nel resistere
all'attacco.
